Lunedì 09 febbraio 2026 le classi della Leonardo si sono recate al Cineteatro Triante per un Incontro con Luisa Impastato, a seguito della visione del film “I cento passi”, dedicato alla vita e all’omicidio dello zio Peppino Impastato.
Nel corso dell’incontro Luisa ha raccontato la storia della sua famiglia; pur non avendo conosciuto direttamente lo zio Peppino, Luisa ha avuto la fortuna di crescere con la nonna, che è diventata testimone diretta e un simbolo della lotta contro la mafia anche a seguito della decisione di interrompere una tradizione mafiosa e di denunciare.
Nonostante siano passati tanti anni, la storia di Peppino continua a essere ispirazione per i giovani: egli, infatti, era un ragazzo molto coraggioso e scelse di dedicare la vita alla lotta contro la mafia nonostante la sua famiglia fosse di origine mafiosa e avesse il controllo del territorio. Peppino si dissociò dalla sua famiglia e, sfruttando i mezzi di comunicazione a sua disposizione, come giornalini, comizi o mostre, denunciò apertamente gli esponenti mafiosi del suo paese, Cinisi, facendo nomi e cognomi.
Nel film “I cento passi” emerge chiaramente il dramma familiare che Peppino visse in prima persona, soprattutto con il padre. Il padre di Peppino, infatti, doveva comportarsi sia come esponente mafioso, anche nei confronti del capomafia Gaetano Badalamenti, sia come padre, e quindi Peppino fu cacciato di casa. La madre di Peppino, invece, fece un gesto rivoluzionario, vietando agli amici mafiosi di entrare in casa.
Peppino quindi voleva sconvolgere il paese con tutti i mezzi a sua disposizione e promuovere il superamento della cultura mafiosa: per questo decise di dare vita al “Circolo Musica e Cultura”, un’esperienza per i ragazzi in cui si alternavano momenti di divertimento a momenti di dibattito.
Come ribadito dalla stessa Luisa Impastato, grazie alla cultura Peppino riuscì a togliere alcuni ragazzi dalla mafia ed è proprio così che possiamo combattere la mafia: con la cultura e non con una pistola.
Attraverso la radio, poi, Peppino riuscì a denunciare la mafia con ironia. Ma a seguito della morte del padre, investito in circostanze che non sono mai state del tutto chiarite, e della sua candidatura alle elezioni comunali, Peppino venne ucciso: il suo corpo tramortito venne messo sui binari e venne dilaniato con il tritolo.
Ci vollero, purtroppo, molti anni prima di scoprire la verità: la mafia fece passare la morte di Peppino come suicidio e come un atto terroristico. Dopo contraddizioni,errori, superficialità e despistaggi il boss Gaetano Badalamenti venne condannato all’ergastolo.
Ancora oggi Peppino viene ricordato e la sua voce continua a ispirare ragazzi e ragazze, anche attraverso l’Associazione “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, creata dalla famiglia Impastato per difendere ciò che ha ottenuto in questi anni, con l’obiettivo di tracciare una strada per lottare per i nostri diritti e le nostre libertà, che spesso diamo per scontati ma che non sono garantiti per sempre se non ci impegniamo a tutelarli.
Al termine di questo incontro significativo, Luisa Impastato ha risposto ad alcune domande di alunni e docenti sul film e sulla vita di Peppino Impastato e della sua famiglia.
Dalle sue risposte è emerso come per tanti anni la famiglia Impastato sia stata isolata nel paese, perché accusata di avere gettato fango sulla mafia; per fortuna oggi c’è una sensibilità diversa e la gente si reca a Cinisi perché è il paese di Peppino Impastato.
Dal 2004 Luisa si reca nelle scuole per trasmettere la memoria di suo zio, di cui lei va fiera. Anche la nonna di Luisa, fino a poco prima della sua scomparsa, portò avanti questo lavoro pedagogico, educativo e culturale.
0