MIM | Cod. Mecc. MBIC8AE002 | T. 039735350 | MBIC8AE002@ISTRUZIONE.IT

Applausi a scena aperta al Festival Agostino: vince l’intensità della IIIB

Scuola secondaria Leonardo da Vinci

Avatar utente

Personale scolastico

0

Il 20 maggio 2026 noi alunni della classe IIIB della scuola secondaria di I grado “Leonardo da Vinci” ci siamo recati a Crema, in vista della partecipazione alla rassegna teatrale “Teatro Festival Franco Agostino”. Dopo vari mesi di preparazione, prove e spettacoli, ci siamo aggiudicati il titolo di vincitori del concorso, portando a casa tanti insegnamenti, sorrisi e bagagli pesanti, contenenti tutti i ricordi di questa fantastica esperienza. Abbiamo vissuto momenti memorabili su quel palco, a teatro abbiamo trascorso giornate intere, che ci hanno lasciato uno degli insegnamenti più importanti: la forza del gruppo. Da quando siamo entrati in questa scuola, a detta di tutti, siamo sempre stati una bella classe, ma mai come ora. Questa esperienza è entrata a far parte delle nostre vite soltanto in quest’ultimo anno scolastico, ed è riuscita a cambiarci intensamente, incastrando tutte quelle sfumature delle nostre anime, che intrecciandosi hanno creato un legame intenso, tenuto dall’affetto e dalla solidarietà. Il teatro ci ha insegnato ad essere un gruppo dentro e fuori dalle mura scolastiche, abbiamo imparato a tenderci una mano nei momenti di difficoltà, a supportarci nelle nostre cadute più pesanti e ad asciugare le nostre lacrime a vicenda e senza giudizi, solo con consigli provenienti dal cuore. Il teatro lo paragoniamo al sangue che scorre nelle nostre vene e arriva in tutti gli organi del corpo, alimentandoli di una forza incredibile, ed arrivando al cuore il battito cardiaco diventa sempre più accelerato, secondo dopo secondo, battuta dopo battuta, illuminando quella piccola luce nei nostri occhi che emanano felicità. Siamo cresciuti veramente tanto, abbiamo imparato ad affrontare i nostri problemi insieme, senza chiuderci in noi stessi, senza nasconderci dietro ad un velo oscuro, che ci separa dalla realtà portandoci in un mondo parallelo, colmo di incertezze e giudizi. Abbiamo affrontato questa esperienza con tanta forza di volontà e voglia di cambiare. Inizialmente abbiamo intrapreso una serie di lezioni introduttive, che ci sono servite per imparare a comandare il nostro corpo, esplorarlo e prenderne possesso, divenendo sempre più consapevoli della potenza che esso contiene. Abbiamo iniziato con la lettura, l’analisi e lo studio del libro “Caino, il buio era me stesso” di Mariangela Gualtieri, e successivamente ci siamo occupati della stesura del copione, in cui è prevalso l’elemento poetico e abbiamo apportato dei cambiamenti alla storia originale. Lo spettacolo narra la storia di Caino, il primo uomo che conosce la morte e affronta quella del fratello ucciso con le sue stesse mani. Noi ci siamo concentrati sul momento dopo l’omicidio, in cui Caino, sopraffatto dal dolore e dalla rabbia, dà vita ad un suo omonimo: Caino IA, che racchiude tutti i suoi mali interiori. Tra i due nascerà uno scontro, che sarà alla base dello spettacolo e segnerà la vittoria dell’umanità e del bene. Sul palco abbiamo dimostrato veramente tutto ciò di cui eravamo capaci e siamo stati una squadra durante tutta la durata dello spettacolo. All’apertura del sipario ci siamo immedesimati nei nostri personaggi, lasciando fuori quello che non faceva parte del copione: le nostre insicurezze, i dubbi, le imperfezioni, le abbiamo lasciate lì, in platea a guardarci con uno sguardo diverso, impressionate dal risultato che siamo riusciti ad ottenere al termine di questo percorso, in cui finalmente abbiamo imparato a guardarci allo specchio e a sorridere alla persona che siamo diventati, alla persona che non ha mai
mollato, nonostante le difficoltà e gli ostacoli da superare. Al concorso hanno partecipato scuole che hanno svolto precisi percorsi teatrali e accademie di teatro, cosa che quindi ha reso il tutto un evento di livello alto, considerando la giovane età dei ragazzi partecipanti, fatto confermato dai giudizi della giuria su ogni spettacolo. Il nostro primo posto è stato stabilito dalla giuria di esperti e non dal pubblico composto dalle scolaresche. L’idea di competizione ci può avere spinto a dare ancora di più? Quasi sicuramente. Ma non si sta parlando di volere vincere, sentimento che, inevitabilmente, era presente il giorno del concorso, ma si parla di volere superare i propri limiti, di rifiutarsi di nascondersi, anche solo per qualche minuto e di avere il coraggio di urlare a gran voce: “Mondo, questo sono io!”.
Una delle tante cose che ha reso questo concorso un’esperienza indimenticabile, anche se apparentemente potrebbe non sembrare, è stata la presenza di una giuria
ufficiale. Ogni spettacolo è stato infatti valutato da esperti che hanno segnato ogni qualità e, immancabilmente, ogni difetto della scena, cosa che quindi ha conferito a tutti la possibilità di ottenere una valutazione ufficiale ma soprattutto neutrale. Grazie a questo concorso, siamo riusciti a scoprire qualcosa di noi stessi che prima non
conoscevamo neanche, che in questo caso è quello che per un adolescente è: “la mia presenza su un palco”. Non c’è nulla di scontato in questo. Non tutti possono dire di essere saliti su un palco del genere, e questo non ci resterà come vanto, ma come un’occasione colta per dimostrare a noi stessi di essere capaci in quello che
facciamo, recitando “semplicemente” le nostre battute davanti al pubblico. Probabilmente è proprio questa gratitudine di essere saliti su un palco importante, di
aver avuto i riflettori puntati addosso, che rimane nei nostri cuori. Un percorso teatrale può veramente aiutare i ragazzi, e lo abbiamo dimostrato con le nostre esibizioni, mostrando di aver vinto contro le nostre insicurezze. Quando si parla di teatro si parla di sfide, e di certo questo concorso è stato una sfida difficile per tutti
coloro che hanno partecipato. Eppure, nessuno si è tirato indietro, facendo capire ancora una volta che dietro a quelle maschere da adolescenti forse insensibili, forse
“disconnessi”, forse troppo diversi per stare insieme, si cela un forte sentimento: un fuoco che arde costantemente e che divora tutto quello che ha intorno. E su questo palco importante, ognuno a modo suo ha dato spazio a questo fuoco, ha tolto la propria maschera per mostrare la vera essenza, forse anche senza accorgersene, perché alla fine, quello che rimane davvero del teatro non sono le battute, non è la scena, non sono i riflettori e tanto meno il pubblico: è lo spirito di unità, che accoglie ognuno sotto quella luce che illumina tutti noi “attori improvvisati”, pronti a dimostrare
il nostro valore in un contesto così speciale come questo importante concorso e non solo, perché se ci riflettiamo, ognuno nella propria vita porta appresso un po’ di
teatro. Il teatro libera: angoscia, ansia, paura, ma spesso anche tanto coraggio, perché sì, noi abbiamo imparato che il vero regista dello spettacolo non è colui che
scrive il testo o che dirige i movimenti, ma è proprio il coraggio. È il coraggio di affrontare tutti i problemi a testa alta, senza avere paura dell’errore e delle sue conseguenze, questo ci aiuta a godere della vita, ad estrarne il vero succo, quello dolce, colmo di sentimenti, gioie e soddisfazioni, perché è il coraggio di vivere e di
imparare che ci rende umani. Come disse Luigi Pirandello “abbiamo una maschera per la società, una per la famiglia, e una per il lavoro, ma quando rimaniamo soli,
siamo nessuno”. A teatro abbiamo imparato a goderci l’attimo, ad assaporare ogni secondo, ogni sorriso, ogni ricordo. Abbiamo imparato ad abbracciare il mondo con
tutte le sue sfumature, colori, forme, ad accogliere tutte le strade che ci ha aperto, risvegliando ogni parte del nostro cuore e del nostro pensiero. Il teatro lo descriviamo così: come un grande mondo parallelo in cui immedesimarsi nell’altro, anche quando questo è totalmente diverso da noi, ci insegna ad accoglierlo senza tirarci indietro. È stato per noi luogo di crescita e sviluppo, dove per la prima volta abbiamo alzato, tutti insieme e con sorrisi che non dimenticheremo mai, una coppa, simbolo dei ricordi più belli di questo magnifico viaggio. O almeno, questo è come lo abbiamo vissuto, poiché abbiamo capito che il teatro è quel posto magico che emette emozioni differenti, caratterizzate da sfumature che riuscirebbero a riempire l’intera scala cromatica. Perciò, l’unica cosa che ci rimane da dire è: “Grazie!”, perché ciò che ci ha donato questo luogo è di una grandezza infinita, che non
riuscirebbe neanche a stare nei confini terreni.
Sofia Rosiello
Andrea Valentini

Cliccando sul seguente link è possibile visualizzare lo spettacolo integrale della nostra 3B che ha vinto il prestigioso premio a 2 ore e 48 minuti del video.