Mariangela Gualtieri scrive, nella sua introduzione al testo poetico “Caino”, di essere attratta dal
silenzio che regna intorno a tale figura e dalla potenza di questa icona. Caino è il nostro progenitore,
il costruttore della prima città, colui che dà inizio “alle nere arti della tecnologia – rese nere più che
altro dallo smarrimento dell’etica che non ha seguito l’immenso sviluppo tecnico”. Ho proposto
questo testo per il progetto “Mímesis” delle classi terze, poiché leggendolo sono stata travolta dalla
potenza straordinaria delle parole, che si scagliano nell’animo come una tempesta o arrivano leggere,
quando serve, come una carezza. L’intelligenza di Caino è la nostra intelligenza: buio e luce si
alternano nell’opera creando una danza quasi frenetica, ci muoviamo al ritmo delle passioni e delle
riflessioni che Caino – l’uomo – porta con sé. Siamo noi Caino. Mi sono soffermata su due aspetti
della vita umana: la solitudine e la crudeltà. Per creare i testi ho ritenuto fondamentale mettere a
confronto l’intelligenza naturale e l’intelligenza artificiale. Da questi punti di partenza le due classi
hanno affrontato il copione in maniera differente: una ha messo in scena la solitudine dell’animo
umano che troppo spesso si rifugia nel dialogo con l’intelligenza artificiale; l’altra ha affrontato lo
scontro tra uomo e macchina, laddove la tecnica sembra vincere sulla natura è l’uomo alla fine ad
avere la meglio. Il laboratorio teatrale ha visto gli alunni impegnarsi in un percorso di crescita,
intellettuale ed emotiva, che ha coinvolto pensieri, paure, forze e debolezze. Il lavoro prezioso
dell’insegnante di teatro Corinne Leone, li ha portati sul palco più sicuri e pronti ad essere guardati
dall’altro senza temere finalmente il giudizio, ma affrontandolo. Ogni allievo vuole la nostra fiducia,
perché è nostro dovere accompagnarlo nel mondo mostrandogliene la bellezza. “Bello, bello, bello
mondo, bello ridere di / mondo in luce mattutina/ in colorazione di mondo con stagioni e/ popolazione
e animali. Bello mondo/ questo ricordo, questo io lo ricordo/ bello, mondo bello mondo, con cielo/
diurno e notturno, con facce che/ mi piacevano e musi e zampe e/ vegetazione che mi sospirava e mi/
sospirava leggera leggera, tirando/ via chili e scarponi interiori che mi/ infangavano, tirando via
ferri da stiro/ che mi portavo nel petto, e gran pulitura/ di dentro. Bello questo io lo ricordo/ bello –
molto bello mondo./ Io ho avuto soccorso a volte da/ una piccola foglia, da un frutto cosí/ ben fatto
che dava sollievo a mio/ disordine di fondo. Sí sí.”
Prof.ssa Irene Militello – Referente del progetto “Mímesis

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