Durante la giornata del 3 aprile, presso il Cineteatro Triante, la scuola secondaria di I grado “Leonardo Da Vinci” ha avuto l’opportunità di incontrare lo scrittore Matteo Bussola, autore del libro Il talento della rondine, che tutti gli studenti hanno letto in classe con i loro insegnanti. L’evento è stato un momento di grande interesse e partecipazione, durante il quale tutti hanno potuto confrontarsi con lui. I momenti di lettura in classe per me sono stati sacri, perché in quelle pagine ho scoperto un mondo nuovo, apprendendo insegnamenti che mi porterò dietro per tutta la vita. Il romanzo racconta la storia di due ragazzi: Brando ed Ettore, il primo con il talento per il ballo, supportato dal desiderio di fama della madre (ex ballerina), corpo agile, leggiadro e flessibile, il sogno di qualunque danzatore, ma con la passione per il
disegno, in cui riscontra invece dei problemi poiché la matita non scorre sul foglio come le sue scarpette sul palcoscenico, e percepisce una forte difficoltà; il secondo, a differenza di Brando, possiede una mano nata per la pittura, i suoi disegni sembrano prendere vita, le figure si animano, ma questo non succede anche sul piano della danza. Ettore ama ballare, coltiva questa passione da tempo, ma viene ostacolato dal padre che ritiene la danza una cosa “per le femmine”, ma per suo figlio è motivo di vita, divertimento, tranquillità, che purtroppo pratica con difficoltà, perché il suo corpo lo associa a un destino ben diverso: non ha una predisposizione naturale ed inoltre è costretto a seguire il desiderio del padre praticando anche arti marziali, disciplina in cui non riesce a sentirsi vivo. I due possiedono entrambi un talento, a cui però non dedicano tutti loro stessi, poiché la loro passione è in un altro campo, destinata a tutt’altro. Il loro cuore non punta verso nord, la strada più semplice, ma nella direzione opposta, quella in cui riscontrano più difficoltà di percorso. Nel libro si parla molto del talento, e si ha una doppia visione di esso: nella prima parte del racconto è inteso come “fare con facilità ciò che riesce difficile agli altri”, ma andando avanti con la storia i ragazzi apprendono che il talento non è “la cosa con cui nasci”, ma è “il destino che scegli per te”, ed è questo il vero significato del romanzo: ognuno dovrebbe scegliere la strada che più preferisce, senza guardare difficoltà e problemi, senza tenere conto dei giudizi altrui o dei desideri altrui, perché altrimenti, come capita nel racconto, si finisce per cadere in “un’impostura” solo per essere amati, si finisce per avverare i desideri delle persone che amiamo senza badare ai nostri, perché è questo il vero problema: diventare qualcuno che non ci appartiene, diventare qualcosa solo per piacere agli altri, solo per cercare quel sorriso accennato, che magari non ti soddisfa pienamente, o forse solo in parte, perché poi capisci che ciò non fa bene a te stesso, non ti senti libero, ti senti imprigionato in una versione di te che non ti calza, nel vestito di qualcun altro, che inizialmente può sembrare perfetto, ma ha le proprie imperfezioni, che ricadono sul
tuo essere, sulla tua personalità. Soddisfi desideri altrui solo per avere quel briciolo di gioia che dopo poco si frantuma in mille pezzi, diventando cenere, combustibile per rabbia e pianto, motore di una realtà astratta, che non ricalca le tue aspettative,
ma solo quelle che gli altri hanno su di te. Durante l’incontro, l’autore ha fatto un intervento molto importante e formativo, ha raccontato ai ragazzi la storia di sua figlia, un genio a scuola, prima della classe, pagellino d’oro e con voti altissimi, che
un giorno gli manda dei messaggi in cui si scusa per aver preso il primo quattro della sua vita in una delle materie che più la appassionava. Si scusa per avere fallito ed essere andata male in un compito, si scusa per avere infranto le aspettative dei
genitori, per avere sbagliato, esprimendo il suo elevato senso di colpa. Tornata a casa in lacrime, il padre la consola dicendole che le prime cadute ci sono e ci saranno sempre, e che lui è fiero della figlia che dopo una serie di ottimi voti ha preso la sua prima insufficienza, le dice che questo è il primo passo verso la vita, saper cadere e rialzarsi, saper affrontare anche i problemi più difficili, pur sapendo che ci saranno sempre delle persone a supportarla. Penso che parole come queste
siano sacre per tutti i ragazzi che si trovano nella stessa situazione. Quando ho preso il mio primo cinque non ci ho visto più, ho iniziato ad attribuirmi colpe fuori dal pensiero comune, ho pensato di non avere più la forza di rialzarmi, ho pensato di
aver fallito in tutti i campi scolastici, ho pianto tutto il giorno. Ore di lacrime versate sul cuscino, nessuno riusciva a calmarmi, neanche mia mamma, che mi ripeteva le stesse parole dell’autore. L’unica cosa che è veramente riuscita a tranquillizzarmi è
stata la risata di mio padre, che si è congratulato con me per essere caduta per la mia prima volta. Quindi sì, per chi ci è passato queste parole possono valere molto più di un una pagella impeccabile, di una nota di merito o di qualunque altro
traguardo, infatti l’autore conclude l’argomento dicendo che i figli non devono essere la copia dei genitori, ma il bello è proprio essere diversi da loro, avere delle particolarità che li distingue dal mondo esterno, perché è facile amare chi ti assomiglia, ma la vera sfida è amare un individuo diverso da te, con le sue passioni, i suoi errori, le sue imperfezioni, ed è proprio questa la descrizione della parola ‘amore’: quella scintilla che si espande nel cuore ad ogni pulsazione, fino ad illuminare non solo il tuo cuore, ma anche quello delle persone a cui vuoi bene, proprio come un figlio. L’amore però non è solo questo, amore può voler dire anche affetto, infatti un altro dei mille argomenti importanti trattati nel romanzo è l’amicizia.
L’amicizia viene descritta come “l’unica cosa che resta quando tutto il mondo cade giù”, ed è speciale sapere che ci sarà sempre qualcuno al tuo fianco, qualcuno a supportarti, consigliarti, aiutarti. Perché sul dizionario viene descritta come: legame affettivo, costante e volontario tra due o più persone, basato su rispetto, fiducia, stima e condivisione. Ma è molto più di questo. Ti accorgi di avere tra le mani uno dei doni più importanti di questa terra, soprattutto quando inizi a barcollare, quando ti senti insicuro, non apprezzato, non abbastanza, il tuo cuore ghiacciato viene scaldato da una forza superiore, che riesce a darti il coraggio di rialzarti. Ed è proprio ciò che succede nel libro: entrambi i ragazzi si aiutano nei propri ‘momenti no’, illuminano a vicenda la strada della propria passione, diventando quasi una cosa sola. Viene mostrato un momento di grande solidarietà e affetto, che dovrebbe essere riconosciuto da tutti, perché questi ragazzi così giovani hanno saputo affrontare un problema con tanta maturità, ed è un insegnamento importantissimo, specialmente se letto da ragazzi coetanei a loro. Questo libro, così ricco di insegnamenti, è stato proprio un momento di condivisione tra gli studenti perché i ragazzi sono entrati dentro la storia, si sono immedesimati nei personaggi, e ciò li ha aiutati anche durante l’incontro, in cui Bussola è riuscito a rispondere con estrema
precisione alle domande poste, chiarendo dubbi e curiosità. Nel libro hanno scoperto una seconda parte di loro, mostrando durante le lezioni molta partecipazione e attenzione ai dettagli. Questo romanzo può sembrare semplice, ma al suo interno
contiene il vero significato di essere ragazzi, esprime le difficoltà durante il periodo dell’adolescenza, le prime esperienze, le prime cadute, i primi amori. E forse è anche per questo che io ho adorato questo libro, perché mi sono sentita capita. Io ho
trovato questa storia veramente coinvolgente e significativa, mi sono rispecchiata nelle descrizioni, nelle domande che si ponevano i protagonisti, nei dubbi, nelle incertezze. Ed è per questo che ritengo che questo libro vada letto non solo dai più
piccoli, ma anche dai più grandi, perché di certo non insegna come svolgere il proprio ruolo da genitore, ma magari a chiudere un occhio in certe situazioni, ad apprezzare e supportare i propri figli soprattutto nelle loro cadute e diventare i loro allenatori, non i loro avversari, non la sagoma nera con cui hanno paura di confrontarsi perché temono un giudizio negativo o la loro disapprovazione. Dovrebbero invitarli a seguire quella luce che hanno nel cuore, quella voce che grida il loro nome e che si chiama passione. Ma forse questo è un discorso che può capire solo chi ci è passato, è un discorso troppo complicato per alcune persone che probabilmente leggendo il romanzo potrebbero fare un passo indietro nel tempo e ricordarsi che cosa voglia dire veramente essere adolescenti.
Sofia Rosiello
Classe 3B “Leonardo da Vinci”.
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