Don Milani NEWS 360

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I.C.Don Lorenzo Milani
Plessi Giotto, Mirò

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Don Milani NEWS

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N°2 – del 24 aprile 2020

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La parola all’Infanzia

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Un filo conduttore oltre l’emergenza

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Editoriale

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Dott.ssa
Anna Maria Celso

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La parola all’Infanzia

Il secondo numero del nostro Giornalino è dedicato alle nostre scuole dell’Infanzia.

Difficile far capire ai bambini così piccoli perché all’improvviso non si può uscire più, andare a scuola, al parco, dai nonni…Soprattutto difficile e importante non trasmettere loro il timore e la paura per quello che sta accadendo.

Ed ecco allora che il contatto con le loro maestre può essere di grande conforto. Loro ci sono e aspettano tutti. Grande l’emozione nel rivederle nel monitor del pc, anche se dopo è necessario arginare qualche lacrima.

Qui c’è solo una piccola parte di quanto è tornato dai bambini e dalle loro famiglie: disegni e fotografie per dare ascolto alle loro sensazioni e   riflessioni delle insegnanti e delle famiglie.

Buona lettura 

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I Nostri Piccoli

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Piccoli supereroi

Prof. Ing. Marco Tarallo | Tecnologia

Piccoli momenti di quotidianità per esorcizzare il periodo poco felice che anche i nostri piccoli ometti stanno, più o meno inconsapevolmente, attraversando. Un tributo a loro che, con la “spensieratezza” e l’innocenza che li contraddistingue, a volte  ci tirano su di morale, ci danno la forza per poter considerare “normale” ciò che in realtà non lo è. Basta un loro sguardo, una richiesta, oppure una semplice carezza per distrarci dai nostri pensieri, dal nostro rimuginare sui soliti problemi quotidiani o dal loop di domande in cui a volte cadiamo su quando finirà tutto questo e che conseguenze lascerà… In fondo se ci pensiamo bene la loro forza sta proprio in questo.

È proprio vero che, a volte, i grandi sono loro…


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Le parole dei bambini…

Scritto dalla Maestra Vittoria Decarlo

I nostri piccoli non chiedono quando vogliono farsi sentire, e prepotenti le loro voci continuano ad arrivare fino a noi.

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Siamo riusciti a mantenere il filo, anche grazie alla forza dei loro messaggi (audio e video), che noi maestre riceviamo ogni settimana.

Risposte all’invio dei materiali con i quali tessiamo quel filo che mantiene il legame:

“Il video è stato bellissimo. Grazie maestre”.

“Ciao amici come state? Maestre, ho fatto il lavoretto che avevate detto che dovevo fare. Ciao amici, ciao maestre”.

“Maestre, mi mandate la canzone della felicità?”.

“Era bello quel gioco che ci avete mandato…comunque ciao”.

“Maestra, ho anch’io il libro delle emozioni, come a scuola. C’è anche il mostro della felicità”.

…o semplicemente espressioni di un desiderio immediato di comunicare emozioni e stati d’animo:

“Ciao maestre, mi mancate tanto, vorrei ritornare da voi…Mi mancate così tanto che vorrei andare a scuola…uff…qua non è semplice come la scuola, e vorrei che fossi con i miei amici a scuola e con voi…”

“Ciao maestre mi mancate tanto, ma sto bene con mamma e nonno”.

“Ciao maestre, vi voglio bene! Voglio ritornare a scuola, ciao”.

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“Ciao maestre, ho fatto la pizza e la torta, e poi puliamo con la scopa e la paletta…”

“Ciao maestre, sai che vi voglio bene! Con l’amore del cuore!”

“Ciao maestre, mi mancate tanto, vi voglio tanto bene”

“Ciao maestre, sono A. D., mi mancate tanto”

“Ciao maestre anche voi mi mancate tanto. Vorrei essere a scuola con voi a divertirmi e a fare i lavoretti”

“Io vorrei fare dei lavoretti a scuola, stare con voi a divertirmi, ma purtroppo c’è un virus e non possiamo uscire neanche fuori e andare a scuola a giocare con tutti”

“Ciao maestre vi voglio bene, mi mancate tanto. Ciao”

“I miei sentimenti sono cambiati tutti. Ho capito allora che tutta la stagione è bella anche se non possiamo andare a scuola. Si può andare in giardino, c’è il vento tra i capelli. Io vorrei ritornare a scuola, vorrei divertirmi perché anche la scuola è bella con voi.”

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Piccoli lavori svolti durante 

questo periodo di isolamento forzato

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La Speranza…

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La Famiglia…

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Per la festa del papà tutti in

cucina a preparare biscotti

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La Natura…La Primavera

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La giornata mondiale della Terra:

adesione di entrambe la scuole

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Maestra Enza Del Negro

La Scuola dell’Infanzia “Giotto” e Mirò ha aderito all’iniziativa ambientalista del 22 aprile: Giornata mondiale della Terra! Un progetto dell’ONU nato nel 1970 dedicato alla salvaguardia del nostro Pianeta, su iniziativa di un gruppo di studenti americani. L’epidemia ha sicuramente cambiato le sorti di questa giornata mondiale, ma la scuola non si ferma, noi ci siamo, nonostante tutto! Ci siamo per educare e insegnare ai nostri bambini l’amore e il rispetto del nostro Pianeta Terra anche restando a casa.

I bambini della sezione Lilla di 3 anni sono stati invitati dalle loro maestre, grazie alla Didattica a Distanza, ad osservare, annusare, manipolare e giocare con la terra. Ai bambini della sez. Blu di 4 anni è stata proposta una canzone/ video intitolata” La danza della Terra” mentre i bambini dei 5 anni della sez. Turchese hanno dato all’iniziativa, un risvolto grafico/pittorico disegnando, colorando e dipingendo il globo terrestre. I bambini di 5 anni hanno inoltre seminato piantine per potersene prendere cura.

Una bella iniziativa quella di un genitore dei Turchesi il quale ha realizzato un video mentre, insieme al suo bambino leggeva il libro intitolato: “La Terra vista da qui” un “regalo” da inviare a tutti i compagni. “La Terra vista da qui” è un albo per l’infanzia che narra di una famiglia di 84 pinguini che percorre tutti gli angoli della Terra, mari e monti, da Nord a Sud, alla ricerca di un posto migliore in cui vivere. Una storia che parla di riscaldamento globale e che insegna il valore della responsabilità e della salvaguardia dell’ambiente.

Un’iniziativa quella di questa mamma, che ha emozionato grandi e piccini!

 È questo un periodo che faticosamente stiamo vivendo e attraversando, fatto di incertezze, irrealtà, paure, angosce, ma anche propositivo, ricco di sentimenti e azioni buone, di sostegno e di aiuto reciproco.

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L’Angolo dei Docenti

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Rubrica contenente pensieri e riflessioni dei docenti che, come gli studenti vivono, questo periodo a dir poco surreale come navi alla deriva, in balia della tempesta di eventi e notizie che si susseguono, di morti, di contagi e di decreti.

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Una comunità in cammino

Maestra Paola Biasolo

Seduta in terrazzo penso a cosa scrivere, vedo il lato invisibile e positivo di questo periodo di fermo. La casa luogo di intimità, famiglia, affetti per me è diventata una risorsa.

Dopo un primo momento di smarrimento, profonda tristezza ho iniziato a nutrirmi di quelle piccole attenzioni che solo il tempo dilatato ci concede. Riflettere sulle scelte intraprese, leggere un libro per piacere, conversare con lentezza assaporando anche il non detto perché si riesce a guardarsi più attentamente… insomma tutto ciò che la nostra frenetica società non sempre ci permette.

Il pensiero corre veloce ai “miei bambini” li immagino a casa con la loro vivacità, la quotidianità con ritmi più lenti e adeguati a loro, intenti a diventare grandi aiutando mamma e papà a cucinare, lavare i piatti o cantare a squarciagola le canzoncine imparate a scuola. Sarà difficile tenere a freno la loro voglia irrefrenabile di uscire e correre.  Da questo pensiero l’idea, condivisa tra tutte le colleghe, di far sentire loro la nostra vicinanza con proposte che li aiutino e sostengano in questo lungo periodo di crescita a casa. Le insegnanti attraverso video chat scambiano idee, condividono proposte ed elaborano pensieri. Come, quando, perchè? Per tutte è la prima volta di didattica a distanza, esperienza non facile alla scuola dell’infanzia. Il dibattito è avvincente e ognuno esprime idee, perplessità è un grande momento di crescita anche per noi. Il confronto rende il team più unito, pronto alla condivisione e all’aiuto reciproco. Tutte siamo concordi nel far sentire la nostra vicinanza proponendo prima attività legate alla concretezza, al fare quotidiano per crescere nella libertà del momento. Sentire la nostra voce leggere storie e proporre giochi divertenti sarà il nostro modo di esserci per loro. Abbiamo anche pensato di sottolineare l’arrivo della primavera con un progetto condiviso quello dell’orto: un ponte scuola-famiglia per rassicurare i bambini e farli sentire partecipi di un percorso comune. Emerge l’alleanza educativa che si è instaurata tra le insegnanti e le famiglie dai molteplici messaggi che ci inviano i genitori: immagini, vocali, video. I visi sorridenti dei bambini che ci mostrano il loro operato ed entusiasmo, le voci squillanti che esprimono il desiderio di stare insieme, i video che documentano i progressi sono il feed back che anche a casa i bambini sono i veri protagonisti del progetto intrapreso. Questo ci permette di comprendere che il percorso che proponiamo è apprezzato e adeguato, i tempi scelti sono giusti e la comunicazione è efficace. Ci auguriamo che la strategia educativa che abbiamo messo in atto attraverso gli strumenti digitali vi trasmetta la cura e l’affetto che condividiamo ogni giorno a scuola con i vostri bambini.

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Un mio semplice pensiero

Maestra Michela Paolino

Un virus, noto come Covid19 di cui tutti parlano,è entrato prepotentemente nelle nostre vite, nella nostra quotidianità e ha scosso dal profondo le nostre invulnerabili certezze.

La vita, la gioia, la spensieratezza, la quotidianità, il nostro correre indaffarati non curanti delle gioie provate, delle meraviglie che ci circondano. Poi un battito d’ali e tutto cambia. Ci si chiede: “Che cos’è che in aria vola?”. Tutto si ferma. Isolati in casa, costretti ad indossare mascherine, guanti…La perdita di tante persone sconosciute…La lontananza delle persone che amiamo e la voglia di poterli riabbracciare presto. Quanti pensieri affollano la mente. Mi piace pensare positivo. La vita ti sorprende…continua a riempire i tuoi occhi dell’incanto di un’alba meravigliosa che ti invade con i suoi colori avvolgenti, una famiglia di anatre che attraversano le vie della città, un fiore che sboccia donandoti il suo profumo. Gli auguri di una amica speciale che ti invia un mazzo di fiori per esserci in una giornata importante nonostante la situazione che stiamo vivendo. Mi piace pensare positivo. Provare la gioia di continuare il mio lavoro, di stare vicino anche se distanti ai miei pulcini, ai miei super cinquenni che come me si sono adeguati ad una scuola diversa fatta di messaggi, audio, foto e video. Essere partecipe del loro quotidiano mentre aiutano mamma a preparare una torta…a dedicarsi ai loro hobby…suonare un flauto o a prepararsi la pasta di sale per poi giocare. Cogliere la gioia nei loro occhi, nei loro sorrisi, nei loro messaggi. Mi piace pensare positivo…”ANDRA TUTTO BENE “.

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Allora…giochi con me?

Maestra Vittoria Decarlo

Tante volte in questi giorni, in queste settimane, la situazione che stiamo vivendo, mi ha riportato la mente ad un qualche soggetto per un libro di fantascienza.

In particolar modo alcune immagini passate al telegiornale, mi hanno evocato visioni futuristiche, le file di letti allineati in enormi spazi adibiti ad ospedali, e di fianco ad ogni letto una bombola d’ossigeno, un po’ come gli astronauti nello spazio.

Questo virus regale, ci ha privati dell’aria da respirare, o meglio della capacità di farlo, ci ha reso, nel peggiore dei casi, incapaci di respirare senza un aiuto esterno, un casco, un ventilatore meccanico, in cui circola ossigeno, pompato da una macchina esterna all’essere umano.

Sono veramente tanti i pensieri che affollano la mente, si tratta della necessità di dare un senso a tutto questo. E mentre mi arrovello, passando da una visione fatalistica e punitiva dell’essere umano ad opera della natura, alle diverse tesi scientifiche di virologi ed epidemiologi, constato un qualche aspetto positivo, magari da ritrovare nell’insolito avvicinamento tra persone nonostante i criteri distanziali; ma ecco che il sorriso del mio piccolo di 5 anni, mi apre una breccia in una visione della situazione completamente lontana dal mio orizzonte percettivo.

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Mamma, oggi non si va a scuola? e neanche domani? allora giochi con me?

La capacità che hanno i bambini di riconoscere che qualcosa sta cambiando, che molto è cambiato, ma allo stesso tempo di andare avanti e assaporare tutto il buono che questa nuova situazione ci porta, mi disarma!

Finalmente si sta a casa, come quando siamo in vacanza. La sveglia non suona, si fa colazione con calma, dopo colazione si decide il pranzo, e poi si gioca.

Siamo tutti insieme, facciamo le cose tutti insieme (o quasi, tranne quando c’è  il lavoro da casa). Il tempo di una giornata si allunga, e possiamo goderci la presenza in casa. Per i nostri figli, almeno quelli più piccoli, è il momento per riprendersi quegli spazi e quei tempi, che in condizioni di normalità, vengono relegati in fondo alla settimana, o in qualche piccolo intervallo della giornata lavorativa e piena di cose da fare.

“Mamma oggi non usciamo, vero? Oooh finalmente, così posso fare una bella avventura con i miei lego…giochi con me adesso?, oppure, dopo che hai finito di fare quello che stai facendo!”

E così mentre disegniamo dal vero, costruiamo un ospedale per i bambini, sgraniamo i baccelli di piselli, cerchiamo fra gli scatoloni (delle varie consegne a domicilio) dei ritagli per realizzare un camion militare, o prepariamo l’impasto della pizza, distogliamo la mente e il cuore dal dolore e dall’ansia che accompagnano queste giornate piene di incertezza e di attesa. E ancora una volta quando provo a dare una spiegazione a tutto questo, non posso non pensare che sono proprio loro, i bambini, quelli senza anticorpi, quelli che non si sono ancora allontanati troppo dalla loro natura, i più forti contro questo mostro invisibile con la corona. 

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DaD & Scuola dell’Infanzia

Maestra Daniela Sirtori

In questo periodo di quarantena, una delle sigle più usate nell’ambito scolastico è certamente DaD, Didattica a Distanza.

Nelle videoriunioni con le colleghe emergono a volte problematiche legate a questa particolare Didattica: arrivare a comunicare con TUTTI gli alunni, individuare tempi e contenuti idonei …

Volevo, quindi, condividere  qualche riflessione rispetto alla DaD.

Io sono nativa dell’era “cartacea”, quella del taglia e incolla con le forbici e il Vinavil, per intenderci.

Non nascondo l’inquietudine di stare al passo con il mondo digitale e la sua velocissima evoluzione.

L’imbarazzo all’idea di mandare messaggi vocali o preparare qualche video guardando un obiettivo invece dei visi dei bambini, dell’espressione dei loro occhi.

In questo periodo ringrazio la tecnologia digitale perché posso leggere, sentire, vedere e condividere pareri ed emozioni delle mie colleghe.

Posso parlare, vedere e sentire i miei alunni.

Posso parlare, vedere e sentire le mie figlie e la mia NIPOTINA: cosa che davo per scontato.

Mi sono emozionata quando ho ricevuto il video dei “ROSSI” perché erano PROPRIO LORO, con la loro esuberanza e caratteristiche, UNICI, senza filtri, senza recitare una parte.

Mi piace quando arrivano i loro massaggi vocali o i loro rimandi grafici.

La scuola manca ai bambini, ma i bambini mancano alle loro maestre.

Sperimento sulla pelle l’importanza di questa  Didattica a Distanza o meglio mi piace vederla come DIDATTICA DI LEGAME: è stata definita così da un pedagogista dell’ambito della Scuola dell’Infanzia ed il termine mi ha subito colpito.

Ed è proprio così che La Scuola dell’Infanzia J. Mirò “tiene il filo” con i suoi piccoli alunni,  tramite la didattica di legame.

Certo il cammino è lungo: tutti con il proprio passo verso la meta, ognuno con i propri mezzi, tempi  … a volte servirà rallentare per aiutare ed aspettare chi è più indietro, altre volte il passo sarà più veloce:  importante è provarci perché il mondo va ed andrà avanti.

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Semi di speranza

Maestra Maria Chiara Villa

Nella seconda metà del mese di febbraio, nella classe dei rossi, ogni bambino ha messo a dimora in un proprio bicchiere di carta personalizzato con cura, dei piccoli semi per i grandi progetti di primavera. Ipomea, belle di notte, semi di zucca e di girasole scelti secondo i gusti personali e in abbondanza, aspettavano le cure e le divertenti annaffiature dei giardinieri in erba. Con l’inizio della didattica a distanza con la collega abbiamo inviato un saluto vocale con un messaggio di positività per la resilienza dei semi lasciati in aula, immaginati dormienti e in attesa di tempi migliori; a supporto visivo e come ulteriore aggancio abbiamo inviato foto e video delle nostre semine casalinghe. Parlare di semi, cioè di quanto poco prima fatto a scuola ha permesso ai bambini di mantenere l’attenzione su un sapere acquisito, poiché ripetuto anche durante l’inverno con la cura di bulbi, patate americane e legumi, e creare un continuum con i suggerimenti delle semine primaverili a casa. I messaggi vocali, la lettura del racconto inventato”il gatto e il ciliegio” , i video che inoltriamo con la didattica a distanza non sarebbero significativi senza i  feedback dei piccoli alunni; le loro parole i loro video ci  indicano la strada, in un certo senso ci teniamo ancora per mano, ci parliamo e raccontiamo della nostra quotidianità fatta di piccoli gesti , passo dopo passo,  manteniamo così un  filo di relazione e in modo diverso quella reciprocità di sguardi e parole che tanto mi manca.

 

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 Le parole dei bambini alle maestre sulle semine:

– Anch’io ho piantato i semini

– Sai sto piantando dei semini che li voglio portare a scuola qui c’è un semino e questo è il suo lettuccio metto un altro poco di acqua e quando sono pronti questi li porterò a scuola

– Ciao maestre sai che dovete fare bene e dovete curare i semi che dovete fare e ciao maestre vi voglio tanto bene… smack…sai che io vi voglio tanto bene ma sai che un virus sta cercando di far ammalare tutti ma i dottori stanno cercando di proteggerci e stanno cercando di sconfiggere il virus, il virus non è abbastanza forte, ma, ci sono tanti che non possono neanche combattere il cattivo..ciao

– Ciao maestre Chiara, Daniela vi saluto mi mancate tanto

– Ciao maestre anche noi ci sono uscite le radici alla patata americana poi noi stiamo a casa…ciao

– Ciao maestre, belle le cose fatte con le verdure le facciamo anche noi con la mia mamma

– Maestre la verdura la frutta fa bene io la mangio, la mangio tanto, e ha la vitamina

– A me mi piacciano tantissimo i cetrioli, le carotine e i finocchi domani me li mangio e faccio come hai fatto tu.

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Chi l’avrebbe mai detto

Maestra Alessandra Salvo

Chi l’avrebbe mai detto che avremmo vissuto un periodo così particolare, chi avrebbe mai pensato che ci saremmo salutati per un lungo weekend di carnevale per rivederci dopo pochi giorni e invece…

Vivo questo periodo sia da mamma di due ragazzi che frequentano le scuole superiori, di cui uno dovrà fare gli esami di maturità, e non meno importante, vivo questo periodo da insegnante, e credetemi non è facile proprio per niente in entrambi i casi.

Sin dai primi messaggi mandati ai bambini, tantissimi sono stati i ritorni, e tutti colorati da video pieni di calore e messaggi carichi di emozioni:

“Ciao maestra è stato bello vederti, vorrei tornare a scuola a giocare con i miei amici e le maestre” (Super contenti di averti sentito, sei sempre nei suoi discorsi)

“Ciao Alessandra non ce la faccio più a stare a casa, voglio tornare a scuola!

“Ti mando tanti abbracci e tanti baci. Ho fatto questo disegno tutto da sola per te”

“Care maestre mi mancate molto… ciaoooo”

“Ciao maestra …ok farò questi biscotti col mio papà, grazie per l’idea!

“Ciao maestre mi mancate tantissimo, vorrei tornare da voi per fare tanti lavoretti e giocare, non vedo l’ora di vedervi molto presto, vi mando tanti baci…un abbraccio e un saluto, ciao”

“Mi manca tanto andare a scuola maestre…vi voglio bene”

“Ciao maestre mi mancate tanto anche voi, vi voglio tanto bene”

“Ciao maestre sono E., non vedo l’ora di tornare a scuola, tanti bacini”

“Non vedo l’ora di tornare a scuola così vi aiuto, farò la segretaria”

“Sono L., ti voglio bene maestra, tanti baci a tutte”

“Ciao maestra Alessandra, io sono P. e mi manchi molto”

“Grazie maestra Alessandra per la storia, che emozione!”

 Inizialmente alcuni bambini non sono riusciti a mandare un audio o un video perché si sono commossi, e poi c’è anche chi ci dedica una storia…

“Vorrei fare un breve saluto alle maestre, ma vorrei pure raccontare una bella storiella…si intitola I ragazzi in viaggio… C’era un ragazzo che si chiamava Antonio…” (inviato da T.)

Questo è l’unico ma fondamentale legame che ci permette di restare vicini in questi momenti così strani, un po’ di normalità e po’ di affetto che passa attraverso uno schermo e non è poco.

Qualche giorno fa avrei voluto che il tempo si fermasse, perché mi rattristava il fatto di non poter vedere i bambini per così tanto tempo, erano giorni in meno da “vivere” insieme, ma ormai abbiamo la certezza, purtroppo non si rientrerà nelle scuole! 

Caro T. non abbiamo avuto il tempo di completare il nostro viaggio insieme, ma sono sicura che la vostra valigia sarà piena di tutto quello che vi servirà, tutto ciò che abbiamo imparato un po’ per volta, giorno dopo giorno, giocando e affrontando anche qualche difficoltà, che inevitabilmente incontriamo sul nostro cammino. Tutto ciò vi permetterà di continuare il vostro percorso con serenità.   

Sulla mia strada ho incontrato tanti bambini, tante famiglie e tante situazioni, e da ogni esperienza ho sempre ricevuto qualcosa (anche quando a volte ho pensato di non essere riuscita a fare abbastanza!).

Ogni bambino è unico ed è meraviglioso, ti trasmette tutte le sue emozioni, le sue paure e le sue gioie sin dal momento in cui inizia a fidarsi di te. Il vissuto giornaliero con i bambini è costruito su queste semplici dinamiche, su questi legami, su quegli scambi di emozioni che trasformano le piccole cose in grandi conquiste.  

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…ed i genitori?

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Riflessioni e opinioni

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Tutti a casa in tempo di virus

Linda mamma di Davide

Questa primavera la ricorderemo per sempre: un virus sconosciuto e molto contagioso ha rivoluzionato le nostre vite, costringendoci a rivedere abitudini e convinzioni.

Fin da subito si è posto anche nella nostra famiglia il problema di come affrontare la questione con Davide – cercare di parlarne con lui e di condividere le nostre emozioni – e di come, da un punto di vista pratico, organizzare le sue giornate, lasciandolo giocare liberamente, ma proponendo di tanto in tanto attività più strutturate. Tutto ciò non si è rivelato facile sia perché non eravamo naturalmente abituati a periodi così lunghi, diversi dal tempo vacanza, senza la scuola e senza la possibilità di uscire di casa sia perché, in tutto questo, dobbiamo, come accade in molte famiglie, cercare di organizzarci anche con il lavoro.

A pensarci bene, forse il segreto per affrontare questa situazione è viverla come un’occasione prima di tutto per riflettere su noi stessi e poi per trascorrere ‘tempo buono’ in famiglia, lontano dai ritmi frenetici e dalle distrazioni della nostra vita ‘di prima’. Ora possiamo goderci i nostri bambini, coccolarli, vederli crescere sia fisicamente sia nel modo di provare emozioni e di riflettere su ciò che accade nella loro piccola realtà domestica. E’ una dimensione sospesa e unica, io credo un dono, in una situazione tragica come quella che si sta vivendo dal punto di vista sanitario.

In tutto ciò, resta, però, scoperto un aspetto, quello relazionale, così importante soprattutto per chi, come Davide, è figlio unico: mi accorgo di quanto sia prezioso in queste settimane l’intervento delle maestre che, proponendo attività a distanza, mantengono vivo il senso del gruppo classe e delle amicizie nate in questi tre anni.

Al di là dell’organizzazione delle nostre giornate, è proprio su questo punto che avverto tutta la difficoltà di una situazione di questo tipo e la responsabilità dell’educazione di Davide in modo profondo: non è facile trovare un equilibrio fra il rispetto di una regola che, per quanto comunicata in modo semplice, chiaro, adeguato all’età, impone comunque distanza e il grande bisogno di vicinanza e relazione dei nostri bambini.

Ci vuole molta saggezza: da mamma, spesso, mi chiedo se noi genitori di queste giovani generazioni saremo in grado di educare i nostri figli al rispetto dei confini, che oggi le regole impongono, senza che domani si trasformino in barriere.

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Se la mia casa potesse parlare

Tatiana mamma di Riccardo

Scusate se ve lo dico, so che molti di voi mi disapproveranno, ma io…ecco…non sono molto dispiaciuta per ciò che sta accadendo. E non perché non posso ammalarmi, ve lo assicuro. Be’, a pensarci bene, forse un po’ conta, ma sono sicura che non è questa la vera ragione. Il fatto è che, finalmente, non sono più sola! Come odiavo quelle fredde mattine d’inverno, quando tutti uscivano di corsa tutti imbacuccati e carichi di borse, zaini, sacche… Mai un saluto, mai uno sguardo di rimpianto rivolto alle mie povere pareti. No, gli occhi proiettati solo alla vita fuori, alle avventure da vivere.

E come mi arrabbiavo quando arrivava il week end e subito le mie speranze di compagnia venivano infrante dai preparativi per i week end fuori, al lago, in montagna, in un’altra città…

Adesso non sono più considerata luogo noioso, dove trascorrere malvolentieri serate stanche e notti brevi, per ripartire l’indomani con giornate frenetiche, piene di impegni e cose da fare. Adesso no… Adesso sono porto sicuro, nido che protegge e che tiene lontano il pericolo. Adesso i miei spazi, considerati angusti fino a ieri, si sono allargati, ogni angolo è usato, ogni piano è ripieno di oggetti, ogni stanza risuona di voci. Anche i miei tristi balconi disabitati hanno ripreso vita e, pensate un po’, un pomeriggio sembrava di essere al mare! C’era un gran sole quel giorno e allora i bambini che abitano con me hanno messo i loro piedini nelle bacinelle e hanno giocato con l’acqua, il sapone e le bolle, facevano travasi e giochini e bagnavano tutto, ma io ero contenta e fremevo di piacere sotto a quegli schizzi schiumosi.

Com’è bello! Adesso è tutto diverso: non so più cos’è la solitudine, le mattinate sono sonnacchiose e il profumo del caffè si sente a tutte le ore. E i pomeriggi… che delizia! Mi inebriano profumi di torte e biscotti e che piacere mi dà venire tutta inzaccherata dalla colla e dalle ditate colorate dei miei bambini che disegnano e pasticciano!

Lo so che tutto questo presto finirà e (in fondo io non sono cattiva) mi auguro che finirà, però in questo frattempo mi sarò goduta una vita vissuta e piena e la mia famiglia, per cui sono stata tanto importante, forse mi riserverà qualche attenzione in più e starà un po’ di più con me.

Da fuori sento il cinguettio degli uccelli, il fremito della natura e di tutta la vegetazione e capisco che i miei abitanti sono un po’ stanchi di stare chiusi dentro di me. Fuori li aspetta la primavera ormai al suo culmine (e presto anche l’estate) e loro sono pronti a riprendere il volo, come dei passerotti rimasti troppo a lungo nel nido. Li accompagnerò con i miei pensieri nelle loro peregrinazioni nel mondo e li immaginerò felici a giocare, correre, passeggiare, lavorare, andare a scuola e fare le mille cose, che adesso sono come congelate. Mi accontenterò di tornare ad essere un nido ad intermittenza. E, tutto sommato, ne sarò felice.

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L’emozione non ha voce…

…una mamma

L’emozione non ha voce, ma ha i colori di un arcobaleno, di una piantina innaffiata da manine tenere. Ha il sapore del pane caldo preparato a casa; di una torta semplice che racchiude tutto l’amore per il mio papà. Ha la forma di una vocale. Ha il volto di un bimbo che sorride ascoltando le sue maestre mentre chiamano ciascuno con il proprio nome. È un abbraccio al fratellino. Ha il dolce suono di una storia che parla di un temporale che passerà come tutto nella vita: anche il coronavirus. L’emozione è ascoltare la voce dei miei compagni che mi salutano in una chat. Il cuore batte forte mentre gli occhi sorridono al video delle recite degli anni passati. Che bei ricordi! Ulisse, le maestre, i miei amici, le cuoche, il polpettone della scuola, le collaboratrici, le gite, le note de “il mondo di mille colori”. La gioia emozionante di un bambino speciale che scarta un dono inaspettato e si trova tra le mani una matita e un quaderno….

“Mamma voglio tornare a scuola” “Non preoccuparti tesoro ci torneremo presto e tutto andrà bene”

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Il potere dei “Piccoli”

Ilaria Botti

C’è una linea immaginaria che collega il prima a quello che è successo poi ed esattamente dal 26 febbraio. I cancelli della nostra scuola per i bambini sono rimasti chiusi da quel giorno, ma attraverso quel filo che nel tempo è stato intrecciato dalle insegnanti e da tutte le persone che rendono possibile la vita scolastica non ci siamo mai sentiti soli. Certo, manca enormemente la quotidianità: il contatto con i compagni, l’accoglienza e il sorriso di Mary, Giada e Giovanna al mattino, gli abbracci delle maestre, i pranzi e le merende delle cuoche, i giochi di Deborah al pomeriggio…la nostra Giotto ci ricorda tutti i bei momenti passati insieme e adesso sembra stare lì, con i suoi alberi in fiore, ad aspettare il ritorno dei suoi piccoli ospiti. Mi è capitato spesso di immaginare come sarà questo nuovo inizio e, se chiudo gli occhi, sento già le grida di gioia e vedo le corse di ciascuno di loro. Quante cose avranno da raccontarsi!

Saranno “cresciuti”. Hanno dato enorme fiducia a questi grandi che gli hanno chiesto di avere pazienza e gli hanno spiegato che non sarebbe più stato possibile uscire per andare al parco a giocare e vedere gli amici. Capiscono che siamo preoccupati, ansiosi, a volte tristi anche se cerchiamo di nasconderlo, ma in cambio non chiedono nulla; anzi, continuano a imparare a modo loro: artisti, panettieri, giardinieri…gli basta seguire le indicazioni delle maestre per reiventarsi ogni giorno e scoprire cose nuove. I bambini, tenendoci per mano, ci stanno donando tutta la loro forza e ci sarà bisogno ancora di tutto questo entusiasmo per non spezzare il filo che ci ha tenuti uniti fino ad ora.

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Non siamo invincibili

Margherita Maggioni

Oggi alle 12 ero a tavola con entrambi i miei figli: N, di 1 anno e mezzo ed E, di tre anni e mezzo. Come capita sempre più spesso da un mese a questa parte, sono persa nei miei pensieri, distratta. Poi E. all’improvviso interrompe il rumore dentro la mia testa e dice: “Mamma, lo sai che Red è morto?”. Red è il suo camioncino rosso dei pompieri, uno dei suoi numerosi amici in questo periodo di clausura e di solitudine. Rimango colpita, perché mio figlio non aveva mai usato la parola morte, usava altri termini, che so: Saetta si è ferito, oppure Spiderman è andato in cielo e domani torna giù. Né io o mio marito abbiamo mai pensato di affrontare con lui il tema della morte; è troppo piccolo – ci raccontavamo – non può capire. Perciò gli abbiamo detto solo che c’è in giro una bruttissima influenza, per cui non possiamo uscire ed incontrare amici e nonni. D’altronde della morte oggi nella nostra Società non si parla, almeno fino a questo momento, in cui essa è attorno a noi, inesorabile. Io faccio un lavoro (sono psicologa) in cui di sofferenza, di dolore, di paura si tratta quotidianamente; eppure parlare della morte è sempre difficile, faticoso, si cerca di evitare il discorso. Ora non si può più fare finta di niente, se pure un bambino di quasi 4 anni si è accorto che qualcosa non va. Allora credo che vanno bene i flash-mob, e cantare dal balcone, ma – consapevoli del momento di fragilità che stiamo attraversando – quale occasione per riflettere sulle nostre esistenze mortali! Solo se ci fermiamo un attimo a considerare che il nostro corpo non è invincibile (non siamo Spiderman), poi possiamo ripartire, pensare al dopo. Possiamo riprendere a giocare, come ha fatto mio figlio subito dopo la sua affermazione.

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Vita da…Covid

…una mamma

In questi giorni di isolamento in cui siamo costretti a rimanere a casa, passa in secondo piano il fatto che la mia bambina impari o meno nuove canzoncine o a colorare rispettando i margini. Ciò che mi interessa è che lei, utilizzando la fantasia e l’immaginazione, possa trasformare lo spazio finito in un mondo meraviglioso…che un divano e qualche cuscino diventino una navicella spaziale, che un pennarello colorato si trasformi in una bacchetta magica come quella di Harry Potter e che un abbraccio ci porti lontani nel tempo, quando tutto questo sarà solo un ricordo. Il covid-19 le ha portato via il sorriso delle maestre, gli abbracci tra compagni, i giochi di gruppo e anche qualche capriccio. Adesso si confronta con la noia e pian piano sta imparando a conviverci, riesce ad apprezzare i semplici gesti della quotidianità rendendosi giorno dopo giorno, passo dopo passo, sempre più consapevole di sé.

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Diario di bordo di una pandemia

Filomena Gliottone mamma dei Gialli

Sono la mamma di un bambino della sezione dei gialli e questo è un breve diario di viaggio.

Un giorno abbiamo preparato le valigie e siamo partiti; tutta la famiglia sì. No, non era programmato. Ci siamo svegliati una mattina ed è stato così. Leonardo non sarebbe andato più a scuola per un po’, non sapevamo quanto. Sono passati due mesi ormai dalla partenza, dalle previsioni sulla mappa dovremmo arrivare a fine mese, e poi ritornare indietro e ricominciare forse un altro viaggio.

Leonardo pensa: “Ah! che stanchezza tutti questi cambiamenti! Dormire ogni notte in un letto diverso, cambiare rotta, ritrovarsi al contrario, mi ci vorrà un altro viaggio per riprendermi! La scuola è stata chiusa repentinamente, il parco anche; però che bello avere mamma e papà sempre con noi, in questo viaggio…è così strano”.

-“Ma non usciamo oggi, mamma?

“Certo! Andiamo a fare due tuffi nella vasca da bagno? Facciamo una corsetta nel corridoio? Dipingiamo un quadro dalla finestra? Facciamo un pic-nic sul balcone?… Scegli quale attività preferisci.”

“Mamma, ma quando passa questo coronavirus e torniamo a scuola dobbiamo andare a vedere i cavalli, ti ricordi? La maestra oggi mi ha mandato una bella storia, c’era lei che leggeva, ciao maestra Alessandra. Poi anche le altre maestre mi hanno inviato dei disegni da colorare. Poi ho riguardato i video e le foto dei miei amici, che simpatici però!”

-“Leo dimmi, da quando sei partito per questo viaggio chi ti manca dei tuoi compagni?”

-“Tutti mamma”

-“Ma nessuno in particolare?”

-“Tutti mamma.”

-“E delle maestre?”

– “Tutte mamma.”

-“Anche a me mancano, sai Leonardo, quando torneremo da questo viaggio voglio salutare proprio tutti anche io.”

-“Mamma ma si dice assemblamento? Mi sembra si dica assemblamento, sai quando mettiamo insieme i pezzi del puzzle”

– “Sai, ultimamente bisogna cambiare una lettera, si parla di assembramento, e si intende che le persone non si possono più incontrare o stare troppo tempo insieme, per questo hanno chiuso la scuola.”

-“Ma neanche abbracciarsi?”

-“Sì, anche abbracciarsi.”

-“Allora facciamo che oggi facciamo un disegno, perché la prima cosa che voglio fare quando torneremo da questo viaggio sarà abbracciare tutti gli amici e tutte le maestre.”

E la sera, quando tutti finalmente dormono, da mamma, pensi che domani sarà un altro giorno essenziale per rendere questa partenza più leggera, perché la voglia di rincontrare tutti, al nostro ritorno, è più forte della irrealtà di tutti gli eventi e di questo strambo viaggio.

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Quindicinale a cura dell’I.C. Don Lorenzo Milani – Monza

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Numero 2 del 24/04/2020

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